Marco Rivellini, San Biagio e Sirolo nel cuore

Marco Rivellini, giocatore di lungo corso ed ex capitano del San Biagio, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo all’età di 41 anni. Per lui tanti campionati e anche tante soddisfazioni nella sua ventennale carriera, chiusa alla Nuova Sirolese in Seconda Categoria, dove tra l’altro aveva iniziato la sua avventura calcistica. Facciamo una chiacchierata con Marco che ci ripercorre la sua carriera.

Ciao Marco, partiamo un pò dagli inizi della tua avventura calcistica.

“La mia carriera è molto facile da raccontare: ho fatto tutto il settore giovanile alla Sirolese.  Le 1975 / 1976 erano annate molte fortunate in termini di giocatori; ce ne erano di molto forti, ed infatti nonostante l’Ancona ci avesse portato via i 2 più bravi, siamo riusciti comunque a vincere tutti i campionati a partire dai pulcini fino alla juniores. Ho fatto i primi 2 anni come portiere, poi, visto che mi annoiavo (e giocavo poco), ho provato il ruolo di esterno di centrocampo. La svolta c’è stata negli allievi: Mr. Romano Cremonesi mi ha visto molto alto e mi ha detto “ tu cosi alto e forte fisicamente, come centrale difensivo sarai insuperabile”. E così è stato. Abbiamo vinto il campionato prendendo appena 8 gol (tutti su punizione o rigore) e io ho fatto una bellissima stagione. Da li in poi quando c’era da marcare un attaccante forte, veniva sempre “appioppato” al sottoscritto. E io ne ero felice: primo perché la prendevo come sfida e a me piacciono le sfide. Secondo perché mi dicevo che più forte era l’avversario più sarei cresciuto come calciatore”.

Come è stato il debutto in prima squadra?

“Il debutto in prima squadra l’ho fatto quando meno me lo aspettavo. già da un paio di stagioni mi portavano a far le panchine in prima squadra, ma purtroppo non ebbi mai la fortuna di esordire. Ricordo che ero mancato ad allenamento un martedì perché ero stato male e un dirigente mi chiamò a casa per dirmi che ero stato convocato per un recupero di campionato il giorno seguente. Ero convinto che fosse la solita convocazione per far panchina, invece al momento in cui il mister Villanova diede la formazione rimasi di sasso quando dopo il numero “2” sentii pronunciare il mio nome. Ricordo che giocai una buona partita. Peccato solo che gli avversari pareggiarono all’ultimo minuto. Quando andai militare la Sirolese mi girò alla società satellite Riviera96, e li rimasi un paio di anni. Nel  ’98 con la fusione tra Sirolese e Numana, arrivò il “secondo debutto” in prima squadra con la neonata Sirolo-Numana. Fui chiamato quasi per caso perché avevano carenza di un difensore, e li rimasi per 6 stagioni. La soddisfazione più grande fu quella di riuscire a giocare la mia ultima partita con quella maglia, una semifinale playoff contro il Cupramontana, mentre un mio compagno, molto più forte, quotato di me e con esperienze in campionati superiori, è rimasto in panca per scelta tecnica.. è stato un po come chiudere un cerchio: solitamente quando giocava lui, difficilmente giocavo io. Per me è stato come andarmene da vincitore! Visto che l’ambiente non mi piaceva più, e andare al campo era diventato un impegno più che un divertimento, ho deciso di cambiare aria”.

E così arriva l’approdo al San Biagio di cui sei diventato una “bandiera”.

“Dopo Sirolo ho scelto la sfida San Biagio. A distanza di anni posso dire che fu una scelta azzeccatissima. Nonostante avessi diverse offerte da altre squadre, ho scelto di andare a San Biagio dove avevano deciso di aprire un nuovo ciclo con tutti i ragazzi della juniores  e qualche giocatore di esperienza. Rimasi convinto dalla chiacchierata fatta con Aurelio, Marini e Stacchiotti. Ho subito capito che persone erano! In 3 anni abbiamo conquistato 2 finali playoff e vinto il campionato di seconda. Li è accaduta una delle tante “storie strane” che accadono nel calcio: quando ho deciso di andare a San Biagio ancora il mister non era stato scelto, e quando ho saputo che avevano optato per Tacchi ho avuto più di una perplessità: lo conoscevo come avversario, e mi era tutt’altro che simpatico! Poi conoscendolo ho avuto modo di apprezzarlo come persona  e come grande tecnico! A San Biagio, esclusa la stagione della retrocessione, ho solo bellissimi ricordi. I 2 più belli sono la vittoria del campionato nel 2007 con una squadra che sicuramente non aveva i “nomi” che avevano le concorrenti e la salvezza diretta senza fare i playout il secondo anno di prima categoria quando a poche giornate dal termine del campionato eravamo addirittura penultimi. Certo una menzione non può mancare al campionato vinto nel 2015. Ma li, con la rosa che avevamo, eravamo “obbligati” a vincere…”

Ancora però non era giunto il momento di appendere gli scarpini al chiodo… 

“Esatto. Terminata la vita calcistica in biancorosso avevo pensato di fare un ultimo anno “tranquillo e senza pensieri” in qualche terza categoria vicino casa, invece una sera mi è arrivato il messaggio del presidente Canori della Sirolese. Ancora ce l’ho memorizzato sul cellulare quel messaggio..Non potevo dire di no; l’idea di chiudere la carriera dove avevo iniziato e di calcare nuovamente il prato del Vignoni mi gasavano da morire! E così, a distanza di 12 anni ho rivissuto la scommessa fatta a San Biagio: squadra completamente nuova imperniata sugli juniores, con solo qualche giocatore di esperienza a far da chioccia. Qui però la cosa è stata molto più dura: alla fine del girone di andata avevamo solo 3 punti, e la salvezza era un’utopia. Poi il girone di ritorno il vento cambia, iniziamo a far punti, ci guadagniamo all’ultimo i playout  e andiamo a sbancare Offagna nella finale che ci regala la salvezza. Per quanto mi riguarda quella salvezza agguantata al 104’ dei supplementari la considero come un campionato vinto! Al termine di quella finale playout tra me e me, avevo deciso (per l’ennesima volta) di smettere, ma poi mi son lasciato di nuovo convincere a continuare per un altro anno. Dopo un’altra combattutissima annata, siamo riusciti a conquistare la salvezza addirittura con 1 giornata di anticipo. A fine partita mi son fatto fare una foto sotto la tribuna del Vignoni con in mano la maglia numero 5 mentre stavamo festeggiando la salvezza;  direi che non c’era modo migliore per chiudere no?”

La vita da difensore non regala mai troppi gol…

“Di gol ne ho fatti pochi in carriera, quindi non è difficile ricordarli. Diciamo che quello che mi ricordo meglio è quello fatto al Coppo da avversario col San Biagio contro la Riviera96. Non tanto per il gol in se, quanto perché ancora oggi mi rinfacciano di aver esultato dopo averlo fatto! (ride ndr). I gol che mi hanno dato più gioia sono sicuramente 2: quello che ha sancito il pareggio per 3-3 col Camerano. Il primo tempo stavamo vincendo 2-0, poi nella ripresa il blackout col ribaltamento del risultato favorito anche da un rigore a dir poco generoso concesso dall’arbitro per un fallo fatto da me sull’attaccante avversario. Quando oramai sembravamo spacciati, riuscire a riprendere quel risultato mi ha dato un gusto incredibile. L’altro è uno segnato a Montecassiano l’anno in cui vincemmo il campionato col San Biagio. Dovevamo assolutamente vincere, e stavamo vincendo 1-0. A pochi minuti dalla fine del primo tempo,  da un cross dal fondo, nel tentativo di anticipare l’avversario, tocco la palla con i tacchetti e la butto nella mia rete. 1-1. Nell’intervallo tutti i miei compagni mi stati intorno per rincuorarmi, ma io non davo pace.. Dopo 2 minuti nella ripresa calcio d’angolo per noi, la palla cade in area e io mi sono fiondato per spingerla in porta. Volevo sfondare la rete! Ricordo che nell’esultanza non mi veniva neanche il fiato da quanto ero emozionato!”

Matteo Valeri

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